La questione “immigrazione” divide gli italiani ma, soprattutto, è sulla bocca di chi non ha competenza, di chi strumentalizza per fini politici e di chi non conosce neanche un minimo di geopolitica. Una voce distinta, chiara e immediatamente comprensibile per tutti, è quella del Procuratore Carlo Nordio che spiega come, i veri poveri, rimangono nelle terre di origine e a sbarcare non siano solo sofferenti o denutriti ma gente bene in carne spinta dalle organizzazioni criminali che sanno come colpire emotivamente noi italiani, imbarcando qualche bambino. L’ex Magistrato parla chiaro e definisce i gommoni preparati da scafisti criminali “pacchi di Natale” addolciti da qualche bambino per nascondere il vero progetto. Ma accusa senza mezzi termini anche le autorità religiose, non solo la classe politica che rischia una crisi senza precedenti sul caso Salvini. Nessuno poteva immaginare che fossero così tanti, come a definire un limite oltre al quale è crisi anche per i Paesi ospitanti, evidentemente impreparati ad un flusso senza limiti. E se così è, bisogna riscrivere i patti che, evidentemente, sono superati.
Da Il Giornale.it/
Parla Nordio. Grandi applausi venerdì sera all’hotel Mioni Pezzato di Abano Terme dove oggi si conclude la nona edizione della settimana dei Lettori del Giornale.
Un Nordio critico verso i giudici e le autorità religiose. Lui, classe 1947, ha seguito le inchieste di Tangentopoli, fino allo scandalo Mose. E sul caso della nave Diciotti ha chiarito che Salvini, semmai, debba essere giudicato sul piano politico e non giudiziario. Perché ora secondo i magistrati catanesi il «sequestro di persona aggravato» dei 177 migranti della Diciotti è il reato per il quale è chiesta l’autorizzazione a procedere, contro la richiesta di archiviazione del pm Carmelo Zuccaro. «Questo parlamento ha detto Nordio – deve dire entro 60 giorni se la linea di Salvini è giusta o sbagliata. Se la linea è politicamente condivisa oppure no». Sessanta giorni in cui arriviamo dritti alla vigilia delle europee, per un Salvini, ha detto Nordio, che «potrebbe uscirne paradossalmente rafforzato». «Se va a processo va alle elezioni e probabilmente fa il boom di voti; se non va a processo, la sua politica sui migranti viene avvallata dal Senato anche per il futuro. Io avrei preferito la faccenda si chiudesse». E invece si rischia di provocare un cataclisma politico. «Se il ministro ritiene sia giusto impedire lo sbarco per turbative all’ordine pubblico, fa un atto di discrezionalità politica ha detto se poi andasse a giudizio, si creerebbero problemi immensi dal punto di vista giuridico».