Fabio Gallo - Portavoce nazionale del Movimento NOI
Fabio Gallo – Portavoce nazionale del Movimento NOI

di Fabio Gallo/

La Calabria si è mostrata incapace di dare vita ad una visione olistica di sviluppo, e le ultime amministrazioni politiche ne hanno evidenziato questo “talento” dimostrandosi in grado di sperperare danaro pubblico ma incapaci di creare soluzioni per il lavoro.

Gira e rigira è sempre la stesso quadro dalla raffigurazione grottesca, al quale ad ogni tornata elettorale si cambia solo la parete in quella stessa stanza abitata da lobby e pacchetti di voti familiari che si collocano una volta nei partiti, e una nel falso civismo, per poi ricominciare tutto daccapo.

Il fine è sempre quello: che tutto appaia cambiato perché nulla cambi. Un modo di fare politica che ha demolito il senso della comunità, creato corruzione, allontanato i Giovani, indebolito la cultura, distrutto l’Ambiente, disabilitato la Giustizia e profondamente scalfito il senso del termine “Democrazia”.

La reazione non si è fatta attendere ed è arrivata dai Cittadini, stanchi di subire e vedere arricchire sui propri sacrifici una banda di miserabili. Così, su queste basi, nasce la rivoluzione “gialloverde”, sostenuta anche dall’autentico civismo di Movimenti nati per sottrarre energie agli illusionisti della politica. Il Movimento politico NOI, è tra questi.

La prima meta è raggiunta: 6 milioni di cittadini privi di lavoro avranno un reddito di cittadinanza, le pensioni minime saranno di 780 euro, milioni di cittadini e aziende potranno rimettersi al lavoro grazie alla pace fiscale, e questo colpo di spugna di Movimento 5 Stelle e Lega ha chiaramente detto “addio” ai parassiti della politica che molto presto vedremo strisciare nella loro stessa bava.

IN CALABRIA, A COSENZA, SITUAZIONE DRAMMATICA
Ostaggio di due partiti “zombie” (PD e FI), la Calabria di oggi sta subendo il peggio di cui può essere capace la politica. Aggrappati con le unghie e con i denti alla possibilità di esistere ancora, i superstiti dei due partiti sfoderano ogni tipo di armamento politico, dimenticando che essa avverte forte come mai, la necessità di dare risposte concrete in termini di sviluppo di nuove economie ed occupazionali.

L’esempio perfetto di cosa sia capace di generare la perversione politica, quando essa si vede con le spalle al muro, lo si registra dall’osservazione dei comportamenti di due rappresentanti del territorio che in passato sono stati eletti a furor di popolo e che oggi, a causa dei primi positivi risultati dell’azione di governo, sentono scricchiolare quel potere che ritenevano inviolabile e pur di reggersi, giungono a negare ogni forma di dialogo e diritti ai Cittadini.

Focalizziamo la nostra attenzione sul Presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio (PD) e sul Sindaco della Città di Cosenza Mario Occhiuto (FI), accomunati dal totale distacco della realtà sociale e culturale del territorio, e prigionieri del dovere realizzare necessariamente insieme una serie di grandi opere, mal digerite e molto contestate dai loro stessi elettorati, per tentare di racimolare qualche consenso.

Uniti da un insolito destino, il primo è assolutamente incapace di andare oltre il politichese: ripetitivo e limitato al punto tale, da avere ridotto la Calabria a simbolo della disoccupazione.

Il secondo, confonde la sua attività di Architetto con il suo ruolo di Sindaco, riducendo il suo amministrare all’imposizione di un “plastico” di Città fuori contesto, plasmata sulla più grande colata di cemento della storia della Città avvenuta in pochi mesi, e che ama definire “sostenibile”, in barba alle più elementari norme che regolamentano i principi stessi della sostenibilità ambientale. Un uomo incapace di diplomazia che ha trasformato la Città in un quartiere senza Cristo, suscitando una profonda riflessione in tutto il mondo cattolico che esige e merita rispetto, per quanto riesce a fare ogni giorno a supporto delle povertà di sempre e delle nuove, sempre più aggressive.

Un pessimo modo di fare politica – quella dei due su citati – che ha la pretesa di tenere in ostaggio le libertà dei cittadini, ignorandone le necessità primarie. Gravi, gravissime privazioni, queste, che hanno trascinato l’amministrazione cosentina in una lunga serie di contestazioni provenienti dal senso civico che ha unito i quartieri, in una lotta per la riconquista della normalità, della trasparenza e della legalità per la quale, i ricorsi alla Giustizia, cui mai si sarebbe voluti giungere per nobilitare la politica, sono sempre più frequenti e all’ordine del giorno.

E’ giunto il momento, afferma la coscienza popolare, di tagliare i legacci.

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